ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI

Sezione di Verona - Gruppo di CALMASINO

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Prima Pagina Il "Diario" di Don Alessio
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PREFAZIONE DEL SEN. PROF. PARIDE PIASENTI (Presidente dell’Associazione Nazionale Ex Internati (A.N.E.I.)

La sorte di don Alessio Saccomani, giovane Cappellano militare, riflette quella, drammatica, dei 700.000 soldati, sottufflciali, ufficiali, l’indomani dell’otto Settembre 1943.
Il suo racconto (a parte l’esordio veronese-greco) inizia infatti con la cattura a Lamia il 14 Settembre nell’ambito della gigantesca trappola tesa dai Tedeschi a tutte le Forze Armate lasciate allo sbando.
Un’odissea che inizia con un’interminabile viaggio attraverso i Balcani fino al primo campo di Hohenstein. Ma questa non è che la prima tappa; seguiranno Beniaminowo, poi Deblin (e a Deblin l’opzione della grande maggioranza degli ufficiali contro la R.S.l.), e poi... sarei tentato di scrivere qui tutti i nomi dei KZ e dei sottocampi con l’immancabile sfondo di fame, freddo, disagi d’ogni sorte; ma mi limiterò a rilevare come, in questo quadro avvilente, la figura del Cappellano militare emerga per costante dedizione, senso della dignità sacerdotale al di sopra delle innumerevoli miserie del Lager.
A lui fanno capo attese, speranze (le poche che restano), ricordi di vita “civile” trascorsa magari lontano dalla chiesa; ed ecco qui il punto di raccolta, la parola della fede e della costanza, in un raccontare piano e semplice, quasi di diario da affidare a pochi amici.
Non mancano pagine più avvilenti (il nostro don Alessio che diventa “bauer”, la vita infima in una fattoria), né altre più rasserenanti, in questo costante turbinio di viaggi e destinazioni imprevedibili.
Ma il sacerdote resta sé stesso, con il suo messaggio di fede e di bontà, attraverso le privazioni, i disagi dei viaggi, sempre più scalcinato e smagrito... fino all’Aprile del ‘45; la liberazione giunge anche in quel recesso, con i carri americani... ed infine, in Patria; dove l’accoglienza è ben diversa da quella che i reduci potevano sperare; da Chiasso a Como, via via fino a san Pietro di Morubio, irriconoscibile ma umanamente e soprannaturalmente integro.
Così don Alessio ha concluso la sua odissea. Ce l’ha narrata con infinita bontà e semplicità; e gliene siamo grati.
E’ una testimonianza fraterna, in cui si riflette una tragedia di Forze armate - e di popolo - che un’arida cifra riassume: non meno di cinquantamila morti; morti per non aver voluto “aderire”; morti lasciati sovente nell’ombra perché politicamente “non caratterizzati”; ma la caratteristica fu quella della dignità umana che vietò qualsiasi compromesso con la coscienza, e indicò la strada del reticolato e del sacrificio.
Marzo 1997
Paride Piasenti

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