ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI

Sezione di Verona - Gruppo di CALMASINO

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Prima Pagina Il "Diario" di Don Alessio
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PRESENTAZIONE DI S. E. MONS. GIUSEPPE AMARI VESCOVO 

lI Santo Padre, Giovanni Paolo II, nel suo recente testo "Dono e mistero” testimonianza personale nel cinquantesimo del suo sacerdozio, scrive: “Il mio sacerdozio, già al suo nascere si è iscritto nel grande sacrificio di tanti uomini e donne della mia generazione” (p. 47) coinvolti dalla seconda grande guerra mondiale.
Anche di don Alessio Saccomani si può dire che il suo sacerdozio, già al suo nascere, è stato iscritto nella terribile pagina storica della stessa guerra.
E’ stato infatti ordinato sacerdote il 9 giugno 1940; il giorno dopo l’Italia entrava in guerra.
Dal 28 dicembre 1942 al 23 agosto 1945 passa - come cappellano militare - attraverso le atrocità del conflitto bellico e, fatto prigioniero, sopporta per ventidue mesi con fortezza d’animo e con il conforto del suo sacerdozio la prigionia dei lager, realtà che il Papa definisce “una sorta di apocalisse del nostro secolo".
Quei mesi di guerra e di prigionia sono narrati da don Alessio in questo suo diario.
Già alla prima lettura sono stato sorpreso dalla sua semplicità.
In questo diario, infatti, l’immensa e intensa sofferenza di quei mesi viene narrata con precisione e puntualità di dati geografici e cronologici, che arricchiti da molti particolari ben rievocati ed ordinati danno al racconto colore e calore.
Il pensiero scorre fermo e limpido anche di fronte a toccanti scene di dolore e di sofferenza; la stessa commozione non fa oscillare il racconto.
L’eroismo di quei mesi non ha l’esaltazione dei grandi gesti e delle parole solenni, ma è narrato in una trama che ha l’andamento semplice di una vicenda.
Una vicenda certo molto triste, dove tuttavia il dolore si esprime con discrezione, quasi con pudore, proprio come fanno le persone semplici e profonde che sanno vigilare e custodire in cuore l’intensità dei sentimenti, perché il loro animo è forte e hanno la capacità di portare il peso del sacrificio.
Il Papa afferma che la guerra l’ha introdotto sulla strada e nella dimensione del sacrificio che è "la verità più profonda ed essenziale del sacerdozio di Cristo"(p. 47).
Anche don Alessio nel suo diario ci dona questa testimonianza quando, ad esempio, scrive "Porto con me da quei campi una triste impressione e sofferenza repressa nel mio intimo: la miseria; e ne ho vista tanta! Non può lasciare indifferente né chi la vive, né chi la riscontra in altri.  Almeno per chi l’ha vissuta e per chi ha ancora un cuore, un po’ di sensibilità e la capacità di vedere nell’altro, specialmente se soffre, un fratello a cui deve comprensione, condivisione e amore" (pag.78) e ancora "Penso, come spesso mi capita; a quanto soffrirebbe mia mamma vedendomi e più ancora se potesse ascoltare quello che soffro nel mio cuore e che non posso confidare a nessuno fuorché al Signore e alla Madonna. La fotografia dei miei famigliari insieme all’immagine del Sacro Cuore mi consola e mi sembra che ognuno dei miei cari quasi mi sussurri qualche parola di conforto e di sostegno” (pag.98).
Questo è un diario da leggere perché, pur dall’angolo ristretto offerto dal racconto di don Alessio, si avverte chiara e nitida tutta la risonanza della grande tragedia della guerra e dei lager.
Un diario da leggere perché la memoria degli orrori del passato dev’essere una lezione incisiva e convincente per le generazioni di oggi.
Il ritorno sul filo della memoria a quegli eventi bellici non è certo per ravvivare piaghe e ferite inflitte a tutti i popoli dell’Europa, ma è una lezione severa di vita per impegnarci con tutte le forze verso la pace “Mantenere viva la memoria di guanto è accaduto è unesigenza non solo storica, ma morale. Non bisogna dimenticare. Non c ‘è futuro senza memoria. Non c’è pace senza memoria” (Messaggio di Giovanni Paolo II nel 50 anniversario della fine in Europa della seconda guerra mondiale, 8 maggio 1995).
A don Alessio manifesto con stima il mio compiacimento per il suo “Diario” e di cuore formulo l’augurio che queste pagine, vissute nel dolore, possano portare - soprattutto tra i giovani - frutti di riflessione, di impegno e di dedizione.
Marano di Valpolicella, 14 febbraio 1997
Festa dei Santi Cirillo e Metodio, Patroni d’Europa.
Giuseppe Amari

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