ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI

Sezione di Verona - Gruppo di CALMASINO

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DAL GIORNALE "L'ARENA" di Martedì 01 Giugno 2010 (PROVINCIA - pag. 31)

BARDOLINO. Successo di pubblico e qualche particolare da correggere per la prima edizione della rievocazione in armi. Si spara per rifare la storia nella battaglia di Calmasino (Stefano Joppi).

Austriaci e piemontesi incuriosiscono bambini e adulti, ma mancano il commentatore per seguire le fasi dello scontro e le postazioni per il pubblico.

Un’ora scarsa di battaglia, rumorosa e travolgente come dev’essere una rievocazione storica. Spettacolare, anche se poi la guerra è solo dolore e lacrime. D’altronde l’intento di questa magnifica iniziativa, nata grazie alla determinazione di Paolo Zapolla, il barbiere del paese, in stretta collaborazione con il Gruppo alpini di calmasino, era quello di divulgare al grande pubblico un fatto d’armi poco conosciuto e approfondito. Senza per questo cadere nella drammaticità e nel lutto di una storia vera distante 162 anni e che sconvolse per due giorni la vita della frazione di Bardolino.
Allora come domenica avvenne lo scontro tra austriaci e piemontesi. Nell’intento di approvvigionare e liberare Peschiera, accerchiata dalle truppe italiane, il maresciallo Radetzky era uscito da Mantova, dirigendosi col maggior numero delle sue truppe su Curtatone e Montanara; nel contempo aveva distaccato una colonna di cinque-seimila uomini, affidandole l’incarico di attaccare i piemontesi a calmasino. Qui erano dislocati due battaglioni del 3° reggimento Brigata Piemonte ed una compagnia di volontari. Gli italiani resistettero fino a respingere il nemico.
Tutto ciò è stato riproposto per la prima volta domenica con gli opposti schieramenti a darsi battaglia lungo via Verona, fronteggiandosi all’arma bianca in Piazza del Risorgimento per poi assistere alla fuga degli austriaci lungo via Santa Margherita con la definitiva vittoria dei piemontesi maturata in «Piazza del Combattimento», dove già da sabato era stato allestito l’accampamento dei due eserciti. In tutto un’ottantina di figuranti in uniforme e armamento d’epoca dotati anche di tre batterie di cannoni. La scena è stata coinvolgente anche se qualcosa, per la prossima rievocazione, rimane da migliorare. A cominciare dall’individuazione di punti strategici per consentire al pubblico di seguire le varie fasi della battaglia fino all’inserimento di uno speaker in grado di raccontare, magari in più lingue, in presa diretta le fasi del combattimento. Molti i bambini, ma anche gli adulti, a chiedere chi fossero gli austriaci e quali i piemontesi, fino a domande più tecniche sulle armi in dotazione.
Un fine settimana comunque di cultura popolare dedicato al Risorgimento che ha richiamato a calmasino tanti curiosi ma ha soprattutto riacceso il senso d’appartenenza a una comunità. Davvero ricca di materiale la mostra risorgimentale allestita nella sala civica di calmasino dove erano esposti armi e cimeli di quel periodo storico grazie alla dotazione fornita dal museo di armi antiche «Fosco Baboni» di Castellucchio. Nelle teche brillava anche un revolver originale di Giuseppe Garibaldi. Non sono mancate le celebrazioni ufficiali come l’intitolazione a «Piazza del Combattimento» dell’ampio parcheggio a fianco delle ex scuole elementari. Momento toccante con gli alunni cantare l’inno di Mameli prima del taglio del nastro che il sindaco Ivan De Beni ha affidato a una bambina del paese. Amministrazione comunale che ha seguito, con il consigliere Maurizio Comencini l’organizzazione dell’evento, erogando anche un contributo di 5mila euro.